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Banche: se falliscono partecipano anche i correntisti 

 

Recentemente i 27 Paesi dell’Unione Europea si sono accordati in merito al meccanismo di fallimento ordinato delle banche. Dopo il caso Cipro si è deciso di riformare il sistema in caso di default degli Istituti di Credito spostando l’onere di partecipare alle perdite dallo Stato Sovrano ai soci e creditori.

In caso di fallimento della banca, quindi, non interverrà più lo Stato Sovrano o la Banca Centrale Europea con l’immissione di Danaro, bensì dapprima gli azionisti della Banca, poi gli obbligazionisti meno assicurati ed infine i depositi bancari, garantiti solo fino a € 100.000.

Di fatto con il meccanismo del bail-in introdotto dall’Europa il correntista diventa creditore della banca nel momento in cui deposita il suo danaro, e in caso di default dell’istituto può arrivare a partecipare alle perdite dello stesso con le somme depositate sul suo conto corrente. Prima che il Governo possa intervenire direttamente con il denaro pubblico per il salvataggio di una banca, azionisti e creditori dovranno subire una perdita del’8% degli attivi della banca stessa.

Il sistema, creato a tutela dei contribuenti per evitare il continuo impiego di danaro pubblico a salvataggio delle banche,  cambia però radicalmente il concetto di istituto bancario: se prima si valutava una banca unitamente confrontando la qualità dei suoi servizi, il prezzo o la cortesia del suo personale, adesso bisogna in primis valutare la solidità dell’Istituto Bancario e del Paese nel quale è situato.

Di fatto nel momento in cui si depositano i soldi nella banca, questi diventano di proprietà della banca ed il correntista è un creditore dell’Istituto: in caso di default, come avviene per qualsiasi azienda privata, l’Istituto Bancario risponde con il suo patrimonio e può, quindi,  ostacolare il prelievo del danaro dai conti da parte del correntista stesso o addirittura dover intaccare i depositi dei suoi correntisti, come successo a Cipro

A tal proposito è leggittimo chiedersi se conviene sfruttare le opportunità garantite dall’Unione Europea aprendo un Conto Corrente Estero in un Paese economicamente più sano e dotato di Istituti Bancari più solidi: questo è perfettamente lecito e legittimo quando si rispettano gli obblighi dichiarativi e fiscali, e rappresenta una forma di tutela patrimoniale dal rischio di default bancario.

L’apertura di un Conto Corrente Estero non viola alcuna norma, semprechè la provenienza dei fondi sia lecita e legittima, ed il trasferimento di danaro all’estero avvenga per mezzo di banca agente; la disponibilità all’estero andrà poi dichiarata nel quadro RW della dichiarazione dei redditi con conseguente versamento dell’IVAFE nella misura dell’1 per mille (dal 2013 1,5 per mille), o a € 34,20 (pari all’imposta di bollo sul conto corrente in Italia) se il conto si trova nello Spazio Economico Europeo

Il Conto Corrente Estero può essere disposto comodamente da casa, utilizzando l’HomeBanking per fare bonifici, e ricevere pagamenti; attraverso il bancomat internazionale o la carta di debito rilasciata dalla banca è possibile poi prelevare contante in qualsiasi sportello bancario oppure effettuare spese per l’acquisto di beni e servizi.

L’apertura di un Conto Corrente Estero non implica una maggiore tassazione, in quanto gli interessi derivanti dalle somme depositate all’estero andranno dichiarate nel quadro RM della dichiarazione dei redditi e tassate al pari degli interessi percepiti in Italia, ovvero con un’aliquota del 20%. Eventuali ritenute operate all’estero costituiranno un credito d’imposta da scontare in dichiarazione.

Associated Law Advisors ltd può fornirti la consulenza necessaria per l’apertura di un Conto Corrente Estero. Scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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