Vinaora Nivo Slider Vinaora Nivo Slider Vinaora Nivo Slider Vinaora Nivo Slider

bandiera-svizzera-italia-free.png 

Svizzera - Italia vicino accordo fiscale

ROMA – Sarà forse l’accordo fiscale con la Svizzera il primo vero e proprio risultato del nuovo governo Renzi. Fra Berna e Roma si starebbero infatti ultimando gli ultimi dettagli tecnici sul testo. Lo riferisce il Fatto Quotidiano, che riporta le dichiarazioni di un anonima fonte governativa. «Tra qualche giorno e con questo intendo dire veramente pochi giorni» la formalizzazione dell’intesa.

Una trattativa che nella vicina Penisola ha visto passare almeno tre governi, Monti, Letta e ora Renzi, il quale potrebbe chiudere la pendenza con la Confederazione. Le ultime questioni ancora aperte, ossia l’accesso delle banche svizzere al mercato italiano, il regime fiscale dei frontalieri e le blacklist sembrano dunque aver trovato una loro soluzione.

In particolare per quel che riguarda la tassazione dei frontalieri si arriverà vicini ad una soluzione auspicata dal Ticino, che voleva semplicemente stracciare l’accordo sui frontalieri. Concretamente si fa largo l’idea dello “splitting fiscale”: in concreto in Svizzera un frontaliere continuerebbe a pagare l’imposta alla fonte, mentre in Italia – dove ora non pagano un euro di imposte sul reddito – i frontalieri sarebbero chiamati a pagare come tutti gli altri, deducendo però quanto già pagato in Svizzera.

Si può quindi leggere diversamente lo stralcio dalla voluntary disclosure operato in settimana dal parlamento italiano, che verrà inserito nel contesto dell’accordo con la Svizzera. Il nuovo testo di legge, il cui scopo è quello di regolarizzare il passato, prevede «nessun anonimato per gli evasori e nessun condono mascherato», riferiscono ancora da Roma. All’evasore italiano che autodenuncia al fisco i patrimoni detenuti illegalmente all’estero viene cancellato l’eventuale reato di omessa o infedele dichiarazione e parte delle sanzioni, mentre per altri comportamenti fraudolenti la pena dai 18 mesi ai 6 anni è ridotta fino alla metà. «È evidente che il decreto sulla voluntary disclosure senza l’accordo sulle informazioni con la Svizzera rischiava di non funzionare: ora quelli che hanno portato i soldi lì in nero sanno che possiamo trovarli e sono, diciamo, incentivati a collaborare col fisco», riferisce ancora il quotidiano italiano.

fonte: http://www.ticinolibero.ch/

 

Share