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Austria e Lussemburgo rimandato crollo Segreto Bancario

Patrimoniale Conti Correnti

Austria e Lussemburgo: crollo Segreto Bancario? Rimandato

Rimandato a data da destinarsi il crollo del segreto bancario di Austria e Lussemburgo, che nei mesi scorsi si erano impegnati a rivedere le proprie normative domestiche in virtù dello scambio automatico di informazioni imposto dall’UE.

Quest’estate infatti, su pressione dei 27 ministri dell’Unione Europea, i rispettivi Ministri delle finanze di Austria e Lussemburgo avevano confermato l’impegno a riformare il segreto bancario, di fatto, eliminandolo.

Non è andata in questo modo: è di poche ore fa la notizia che Austria e Lussemburgo hanno nuovamente rinviato a data da destinarsi la riforma del segreto bancario, motivando la loro decisione al mancato accordo fra la Commissione Europea e i 5 Stati non membri dell’UE che ancora, a tutti gli effetti, mantengono il loro segreto bancario, ovvero Svizzera, Liechtenstein, Andorra, San Marino e Montecarlo.

Tutto da rifare quindi e niente accordo entro fine anno come auspicato dall’Europa anche in vista delle recenti elezioni in entrambi i Paesi:  a chiarire ci pensa infatti il primo ministro lussemburghese Pièrre Gramegna, che ha parlato di passi in avanti, ma ha ammesso di non vedere ancora la luce in fondo al tunnel.

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Le banche svizzere limitano l'uso di contante

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Le Banche Svizzere limitano al massimo i prelievi di contanti

5 novembre 2013 (fonte ticinolive.ch)

Messe sotto pressione dalla strategia del Consiglio federale, le banche svizzere limitano al massimo i prelievi di contanti.

Le banche non vogliono più mettersi nei guai a causa dei loro clienti. Troppa pressione, troppa incertezza e un radicale inasprimento nelle norme del Gruppo di azione finanziaria (GAFI) in materia di riciclaggio di denaro, che le autorità vogliono riprendere nel diritto elvetico.

Quando si tratta di consegnare importanti somme di denaro, le banche svizzere sono diventate più prudenti, soprattutto se il denaro non è dichiarato.
Gli istituti finanziari sono divisi fra la volontà di chiudere i conti non in regola e la paura di vedersi rimproverare una mancanza di vigilanza o di violazione della legge contro il riciclaggio di denaro, se troppo facilmente accettano di lasciar partire i clienti con le valigie piene di soldi o di lingotti d’oro.

Oggi ritirare soldi agli sportelli delle banche svizzere è diventato più difficile.
Se la somma ritirata è maggiore di 25’000 franchi, i clienti devono compilare un nuovo formulario A e devono fornire spiegazioni credibili sull’utilizzo dei soldi.
Alcune banche limitano il numero dei prelievi possibili annualmente. Due banche private di Ginevra hanno confermato di limitare i prelievi a un massimo di 250’000 franchi l’anno.
La sede della BNP Paribas parla di 100’000 franchi. La banca HSBC permette prelievi massimi pari a 150’000 dollari o al 20% dei fondi detenuti per periodi di 60 giorni.

Al Credit Suisse, come presso UBS, le regole variano secondo la tipologia del conto e l’origine del cliente. I prelievi restano limitati per i clienti originari di paesi sensibili come la Francia o la Germania.
“Nel caso di prelievi importanti in contanti o transazioni inusuali, i motivi della transazione sono analizzati in funzione della loro conformità alle regole riguardanti il riciclaggio di denaro – precisa Jean-Raphaël Fontannaz, portavoce di UBS, che come il Credit Suisse non mette una somma massima.

Secondo l’avvocato ginevrino Douglas Hornung,la banca deve mostrare diligenza particolare per ritiri di denaro superiori a 25’000 franchi, perchè potrebbe essere rimproverata per mancanza di vigilanza ai sensi della legge contro il riciclaggio di denaro : “La politica della maggior parte delle banche è quella di rifiutare importanti prelievi di contanti senza una giustificazione seria sull’utilizzo dei fondi prelevati.”
Tuttavia, le regole interne cambiano spesso e le banche devono adattarsi in continuazione, soprattutto per le nuove norme della lotta contro il riciclaggio di denaro.

Perchè le banche hanno regole interne diverse? A volte anche sproporzionate rispetto al diritto svizzero, soprattutto quando si sa che i meccanismi di riciclaggio, di finanziamento del terrorismo e di evasione fiscale non sono identici, così come le persone suscettibili di commettere queste infrazioni.

“Le banche redigono le proprie regole interne perchè applicare alla lettera il diritto non è più sufficiente – risponde un dirigente di una banca privata.
Le banche preferiscono stabilire complicate procedure di prelievo nella speranza di evitare di farsi riprendere da una nuova norma, che in taluni casi potrebbe diventare retroattiva.

Secondo un associato di una banca privata di Ginevra, alcune banche avrebbero due pratiche interne per i conti non dichiarati alle autorità fiscali.
La prima pratica è quella di portare i detentori dei conti verso la regolamentazione, proponendo i servizi di esperti fiscali o di avvocati.
La seconda pratica è per i detentori di conti che non desiderano essere messi in regola con il fisco e consiste nel cercare di sbarazzarsi dei clienti usando diversi mezzi di pressione, come esigere una dichiarazione di conformità fiscale (che non esiste) o limitare al massimo i prelievi di contanti.

Cosa avviene con il saldo del conto se la banca rifiuta di consegnarlo in contanti? Viene trasferito su un conto nominale o consegnato sotto forma di assegno. Il tutto per non lasciare tracce che potrebbero portare la banca a dover rendere conto alle autorità fiscali straniere.

Anche se l’evoluzione delle norme svizzere in materia di averi non fiscalizzati è inevitabile e necessaria, “ancora una volta le banche non hanno saputo anticipare gli eventi e non hanno spiegato per tempo e chiaramente la gravità della situazione ai loro clienti – commenta un gestore indipendente della piazza finanziaria.

“E’ da pochi mesi che abbiamo capito la gravità della situazione – ammette un banchiere privato, il quale pensa che lo scambio automatico sarà inevitabile entro la fine del 2014.
Con le limitazioni dei prelievi di contante, taluni clienti sono presi in trappola : “Ovunque andranno – commenta il banchiere – la maggior parte di loro si farà prendere dal fisco del suo paese.”

 

 

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Banche: se falliscono partecipano anche i correntisti

 

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Banche: se falliscono partecipano anche i correntisti 

 

Recentemente i 27 Paesi dell’Unione Europea si sono accordati in merito al meccanismo di fallimento ordinato delle banche. Dopo il caso Cipro si è deciso di riformare il sistema in caso di default degli Istituti di Credito spostando l’onere di partecipare alle perdite dallo Stato Sovrano ai soci e creditori.

In caso di fallimento della banca, quindi, non interverrà più lo Stato Sovrano o la Banca Centrale Europea con l’immissione di Danaro, bensì dapprima gli azionisti della Banca, poi gli obbligazionisti meno assicurati ed infine i depositi bancari, garantiti solo fino a € 100.000.

Di fatto con il meccanismo del bail-in introdotto dall’Europa il correntista diventa creditore della banca nel momento in cui deposita il suo danaro, e in caso di default dell’istituto può arrivare a partecipare alle perdite dello stesso con le somme depositate sul suo conto corrente. Prima che il Governo possa intervenire direttamente con il denaro pubblico per il salvataggio di una banca, azionisti e creditori dovranno subire una perdita del’8% degli attivi della banca stessa.

Il sistema, creato a tutela dei contribuenti per evitare il continuo impiego di danaro pubblico a salvataggio delle banche,  cambia però radicalmente il concetto di istituto bancario: se prima si valutava una banca unitamente confrontando la qualità dei suoi servizi, il prezzo o la cortesia del suo personale, adesso bisogna in primis valutare la solidità dell’Istituto Bancario e del Paese nel quale è situato.

Di fatto nel momento in cui si depositano i soldi nella banca, questi diventano di proprietà della banca ed il correntista è un creditore dell’Istituto: in caso di default, come avviene per qualsiasi azienda privata, l’Istituto Bancario risponde con il suo patrimonio e può, quindi,  ostacolare il prelievo del danaro dai conti da parte del correntista stesso o addirittura dover intaccare i depositi dei suoi correntisti, come successo a Cipro

A tal proposito è leggittimo chiedersi se conviene sfruttare le opportunità garantite dall’Unione Europea aprendo un Conto Corrente Estero in un Paese economicamente più sano e dotato di Istituti Bancari più solidi: questo è perfettamente lecito e legittimo quando si rispettano gli obblighi dichiarativi e fiscali, e rappresenta una forma di tutela patrimoniale dal rischio di default bancario.

L’apertura di un Conto Corrente Estero non viola alcuna norma, semprechè la provenienza dei fondi sia lecita e legittima, ed il trasferimento di danaro all’estero avvenga per mezzo di banca agente; la disponibilità all’estero andrà poi dichiarata nel quadro RW della dichiarazione dei redditi con conseguente versamento dell’IVAFE nella misura dell’1 per mille (dal 2013 1,5 per mille), o a € 34,20 (pari all’imposta di bollo sul conto corrente in Italia) se il conto si trova nello Spazio Economico Europeo

Il Conto Corrente Estero può essere disposto comodamente da casa, utilizzando l’HomeBanking per fare bonifici, e ricevere pagamenti; attraverso il bancomat internazionale o la carta di debito rilasciata dalla banca è possibile poi prelevare contante in qualsiasi sportello bancario oppure effettuare spese per l’acquisto di beni e servizi.

L’apertura di un Conto Corrente Estero non implica una maggiore tassazione, in quanto gli interessi derivanti dalle somme depositate all’estero andranno dichiarate nel quadro RM della dichiarazione dei redditi e tassate al pari degli interessi percepiti in Italia, ovvero con un’aliquota del 20%. Eventuali ritenute operate all’estero costituiranno un credito d’imposta da scontare in dichiarazione.

Associated Law Advisors ltd può fornirti la consulenza necessaria per l’apertura di un Conto Corrente Estero. Scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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UE al lavoro per l'E-Commerce

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 L'UE al lavoro per l'E-Commerce

 

L’esecutivo UE ha istituito un gruppo di lavoro che parteciperà ai lavori del BEPS (Base Erosion and Profit Shifting) dell’OCSE al fine di proporre soluzione in ambito fiscale internazionale e comunitario con particolare riferimento alla Digital Economy.

Secondo l’OCSE, infatti, gli attuali principi fiscali sono inefficaci ad affrontare con equità e razionalità l’economia digitale, in quanto sono stati concepiti quando i computer non esistevano ancora. Uno dei principali problemi per i quali si esige chiarezza in ambito comunitario ed internazionale e il collegamento dei redditi prodotti con un determinato territorio, al fine di capire con certezza “dove” è necessario pagare le imposte.

E’ necessario, quindi, che si individuino principi certi affichè il commercio digitale non sia ostacolato da norme fiscali non idonee a regolamentarlo, o comunque troppo interpentabili ed incerte: l’e-commerce e il mondo di internet necessitano di un’adeguata normativa specifica che sostenga lo sviluppo di questo business.

Il gruppo elaborerà, quindi, una serie di proposte atte a salvaguardare la base imponibile degli stati membri e, al contempo, garantire una tassazione adeguata.

La Costituzione di una Società in Inghilterra può rappresentare un valido strumento per l’e-commerce e l’internet business. 

Per maggiori informazioni scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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ltd sgravi fiscali ed incentivi

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LTD Sgravi Fiscali ed Incentivi

Il governo inglese ha avviato una consultazione sulla possibilità di due nuovi sgravi fiscali del valore di £ 50 milioni di sterline per promuovere e sostenere la creazione di imprese di proprietà dei dipendenti.

La promozione di imprese di proprietà dei dipendenti, delle cooperative e mutue segue l’idea che tali strutture aziendali portano ad una maggiore creazione di posti di lavoro e sono più produttivi e resistenti contro le crisi economiche.

Si prevede uno sgravio fiscale sulle plusvalenze applicabile quando la quota di controllo di una società è venduta ad una struttura di proprietà di un dipendente, per incentivare gli imprenditori alla vendita delle loro attività ai collaboratori rispetto a compratori esterni

Un’esenzione sulla tasse sui redditi personale e contributi previdenziali (NIC): questo permetterebbe alle società controllate indirettamente dai dipendenti di pagare i propri dipendenti un determinato importo annuo libero di imposte sul reddito e contributi previdenziali.

Il governo ha annunciato nel Bilancio 2013 che fornirà £ ​​50.000.000 all'anno per gli anni 2014-15 per sostenere modelli di  comproprietà con i dipendenti.

Il Capo segretario al Tesoro Danny Alexander, ha dichiarato: "Il settore dei dipendenti ha un enorme potenziale e il governo vuole sostenerlo il più possibile l’azionariato dei dipendenti; è  di notevole beneficio per l'intera economia: attraverso una maggiore crescita del successo aziendale questo modello di business aggiungerà una maggiore diversità all nostra economia. "

Lanciato il primo Employee Ownership Day, la prima fase di consultazione durerà fino al 26 settembre con gli individui, le imprese e gruppi di imprese incoraggiati a esprimere le loro opinioni.

Se desideri aprire una LTD a Londra o in Gran Bretagna, clicca qui o scrivi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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