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Il Regime Iva nel Commercio Indiretto B2C

Di particolare importanza risulta essere il regime IVA per un soggetto non residente che svolga attività di vendita on-line sotto forma di commercio indiretto B2C.

Per prima cosa è necessario comprendere la differenza fra commercio diretto e commercio indiretto al fine di poter comprendere se la propria tipologia di attivita ricade in questa normativa oppure no. Quando parliamo di commercio indiretto significa una transazione avvenuta via Internet, ovvero l'acquisto di un prodotto attraverso un sito, il quale però viene consegnato fisicamente dal fornitore al cliente, nella fattispecie privato, ovvero non titolare di partita IVa nel suo paese di residenza fiscale; il commercio indiretto differisce dal commercio diretto in particolar modo per la tipologia di prodotto trattato: se è vero che la transazione è avvenuta via Internet al pari del commercio Indiretto, il bene qui non è fisicamente consegnato dal fornitore in quanto trattasi di prodotto o servizio in formato elettronico e quindi recapitato sempre per mezzo della rete.

In questo articolo vogliamo approfondire la casistica riguardante di cessioni di beni tramite sito internet di un operatore comunitario verso soggetti di un altro stato membro (in questo caso l'Italia) non possessori di partita IVA.
Tale cessione di beni seppur avvenga attraverso un acquisto On-Line, prevede la consegna fisica del bene a cura del cedente nei confronti del cessionario: internet in questo caso viene considerato un mero canale alternativo di offerta (circolare Agenzia delle Entrate 15 novembre 2004 n.133). Si applica quindi, trattandosi di vendita fra operatori di stati comunitari, l'art 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, assimilando queste transazioni alla vendita per corrispondenza o a distanza.
In materia di Iva la territorialità dell'imposta è disciplinata dall'Art 7 del DPR 633/1972: trattandosi però di vendita a distanza l'art 40 del dl 331/1993 ai commi 3 e 4 deroga il principio di territorialità dell'art 7 del DPR 633/72 spostando l'applicazione dell'imposta allo stato del cessionario (se si supera una soglia):

d.l. 331/1993 - Art 40

comma 3:
In deroga all'articolo 7, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, si considerano effettuate nel territorio dello Stato le cessioni in base a cataloghi, per corrispondenza e simili, di beni spediti o trasportati nel territorio dello Stato dal cedente o per suo conto da altro Stato membro nei confronti di persone fisiche non soggetti d'imposta ovvero di cessionari che non hanno optato per l'applicazione dell'imposta sugli acquisti intracomunitari ai sensi dell'articolo 38, comma 6, ma con esclusione in tal caso delle cessioni di prodotti soggetti ad accisa. I beni ceduti, ma importati dal cedente in altro Stato membro, si considerano spediti o trasportati dal territorio di tale ultimo Stato.

comma 4:
4. Le disposizioni del comma 3 non si applicano:
a) alle cessioni di mezzi di trasporto nuovi e a quelle di beni da installare, montare o assiemare ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
b) alle cessioni di beni, diversi da quelli soggetti ad accisa, effettuate nel territorio dello Stato, fino ad un ammontare nel corso dell'anno solare non superiore a lire 54 milioni e sempreche' tale limite non sia stato superato nell'anno precedente. La disposizione non opera per le cessioni di cui al comma 3 effettuate da parte di soggetti passivi in altro Stato membro che hanno ivi optato per l'applicazione dell'imposta nel territorio dello Stato.


Quindi ipotizzando di avere questa situazione:

Cedente: soggetto UE
Cessionari:soggetto privato italiano

l'imposta, in questo caso, va applicata nello stato di immissione del bene al consumo (quindi l'Italia) con l'obbligo per l'impresa di nominare un rappresentante fiscale, se le vendite superano certi livelli (o di identificarsi d.lgs 191/2002)
Esiste una tabella aggiornata con riassume le soglie da considerare limite per la vendita nel territorio di quello stato (http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/vat/traders/vat_community/index_en.htm), superate le quali è necessario richiedere l'apertura di una posizione IVA, anche senza avere in quello stato una stabile organizzazione o una controllata) versando l'imposta incassata sulle fatture a quello Stato, per mezzo del rappresantate fiscale o in proprio attraverso l'identificazione diretta dei soggetti che amministrano l'attività.
L'Italia compare con una soglia di 35.000 euro, al contrario del Regno Unito con soglia limite a 70.000 Sterline.
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